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22 luglio 2017

Storia e Cultura

Cenni toponomastici e storici.

imm_StoriaeCulturaGià il toponimo “Tuoro” ha attirato su di sé la curiosità e l’attenzione di numerosi studiosi le cui teorie si sono rincorse nel corso dei decenni passati: oggi la teoria più accreditata è quella che fa derivare il toponimo “Tuoro” dal termine latino torus, nella sua generica accezione di “protuberanza, sporgenza”, il quale, a sua volta, proverrebbe da una radice appartenente al sostrato mediterraneo, e quindi molto antica (e legata anche all’etrusco), *tauroche avrebbe il significato di “monte, altura”, concetto questo da ricondurre al toponimo “Tuoro” (ma non solamente a questo) in riferimento proprio alla sua forma e, quindi, alla sua posizione e configurazione geografica. Se ciò è presumibile di verità, questa matrice semantica può essere applicata anche al sistema di pesca tipico del Trasimeno: quello, appunto, del toro, metodo di cattura del pesce molto antico. Il sostantivo toro, inteso come metodo di pesca, può essere direttamente collegato alla forma della catasta fatta di fascine di fronde di quercia, a mo’proprio di colicello, che i pescatori allestivano per attirare il pesce.

Vale, a questo punto, ricordare anche l’errata origine del toponimo “Tuoro” ricavata dal termine etrusco turuf o toru che aveva il significato di “toro”. Di questa, che oggi possiamo dire falsa etimologia, è testimonianza il fatto che ancora oggigiorno il toro campeggia sullo stemma del paese. Lo stemma frazionato in due parti è prodromo di una contaminazione della tradizione: da un lato, infatti, il toro, figlio di un inesatto accostamento tra il nome del paese e quello dell’animale che richiama subito all’impronta rurale tipica di questo piccolo centro agreste, dall’altro lato si può scorgere una torre collocata in posizione centrale, sormontata da una stella e affiancata da due cipressi. Tale emblema, più antico rispetto al toro, viene spesso collegato all’importante ruolo di baluardo, attestato dalla cospicua presenza di fortificazioni lungo il crinale e testimonia il ruolo esercitato da questa zona nella delimitazione della frontiera del Comune di Perugia e dello Stato Pontificio.

In origine, l’ubicazione dell’abitato di Tuoro può essere collocato con un buon grado di precisione storica salendo oggi verso il valico la Cima per circa due chilometri e superata la località Fontine si possono ammirare i resti dell’antica Chiesa di Tuoro dedicata a S. Agata. Ciò comprova, inoltre, l’esistenza di un percorso che collegava Perugia a Cortona ben più a nord di quello odierno.

S. Agata ricoprì, con un buon margine di certezza, il ruolo di chiesa parrocchiale; fu distrutta, insieme all’antico abitato, verosimilmente tra XIV e XV secolo per cause di guerra o da una delle compagnie di ventura. Della Chiesa non rimangono che sparuti ruderi (solo la parte absidale) che parlano di un edificio di piccole dimensioni a pianta romanica del XII secolo ma che, a causa dello spostamento dell’abitato verso valle, non venne mai ricostruito.

Durante il Medioevo, Tuoro (il cui insediamento originario non può essere collocato storicamente prima del 1200 o, tutt’al più, agli inizi del 1300) viene spesso indicato come villa piuttosto che castrum (castello), a sottolineare la presenza di un villaggio privo di fortificazioni. Documenti, antiche cronache, la tradizione orale, la toponomastica (nomi di strade e piazze), ci riportano a radici profondamente contadine. Le amene e intatte campagne che circondano Tuoro e che declinano nelle due valli a latere di Sanguineto e Vernazzano, tutte cinte da folti boschi, offrono oggigiorno un’altissima qualità di prodotti locali, quali olio e vino con la conseguente necessità di valorizzare e promuovere le eccellenze di queste zone. Tuoro nel nostro tempo ha, anche, maturato un florido settore artigianale legato all’estrazione e alla lavorazione dell’arenaria locale, del ferro battuto, alla falegnameria, all’edilizia a cui si è aggiunta tutta una serie di piccole ma fiorenti industrie specializzate nella metalmeccanica, nella termodinamica e anche nella lavorazione delle pelli.

L’obiettivo preminente di questa piccola realtà locale e lacustre, col passare del tempo, ha coinciso con la volontà di offrire un profilo turistico di alto livello culturale, misto a una componente naturalistica imprescindibile da questi luoghi. I profumi, la tranquillità, i colori, la quiete dei colli, i suoni si acuiscono e si apprezzano passeggiando per il percorso ciclabile che costeggia l’intero perimetro del lago, con la possibilità di ammirare la grande varietà di fauna e flora di altrettanto altissimo interesse naturalistico.

Ma è con la storia e col suo continuo divenire che Tuoro ha l’obbligo di confrontarsi, non solo perché qui sono stati ritrovati degli oggetti in pietra risalenti al Paleolitico, chiamati “amigdale” per il loro aspetto simile a una mandorla, ma anche perché i colli, che racchiudono il lago a nord dove Tuoro occupa uno sprone in posizione strategica e dominante, furono nel giugno del 217 a.C. il teatro della fatidica battaglia del Trasimeno in cui Annibale riuscì vincitore contro le legioni romane comandate dal console Gaio Flaminio. E, proprio da qui, ha inizio la nostra storia.

GIACOMO BARNESCHI